Faccio parte di un gruppo, siamo donne che amano la scrittura come forma creativa e terapeutica. La nostra guida ci ha proposto un argomento di riflessione sul tema della solitudine.
Ho chiesto ai fiori il loro punto di vista.
Mi ha colpito il ‘sambuco’ che si è fatto avanti silenzioso, ma comunicativo.
I suoi petali color crema assomigliano a dei piccoli ombrelli, con una forma appiattita dal profumo dolce e delicato.
https://riflessionidinaturopatia.blogspot.com/search?q=Sambuco
Dice che la solitudine non è un disagio, si può vivere soli ed essere amichevoli dentro e fuori, verso il mondo che ci circonda: la natura, il mare, la montagna, il cielo, il bosco, un giardino, un campo ..
Dice che la solitudine può essere un avvicinamento interiore che nutre, come quando si sente il bisogno di nido, per caricare le proprie energie.
Il profumo dell’amicizia con se stessi si espande
come il sole, che sta bene da solo.
Nella sua espansione il calore alimenta l’ardore per lasciarlo fluire e incontrare l’altro con partecipazione.
Dice che la solitudine può trasformarsi in un gesto di comunione per incominciare ad amare. Può trasformarsi in quell’azione che muove senza reagire, ma con la consapevolezza dell’agire.
Non sempre il contatto è fisico. Si può essere vicini ad una persona e sentirsi soli, così come si può essere distanti fisicamente, ma connessi nel cuore.
L’amore viaggia oltre il tempo e lo spazio.
Nel giardino della natura, ho incontrato altri fiori che rispecchiano parti di me, come se fossero petali, fragranze, forme e colori.
Penso al colore azzurro indaco di una violetta che cresce nell’acqua, nell’ombra di un sottobosco (Water Violet tra i fiori di Bach). La violetta che si nasconde, quella parte che non ama essere vista, colei che agisce dietro le quinte, come una solitudine nobile che non abbaglia.
Penso al fiore dell’erica (Eather tra i fiori di Bach) che cresce nei campi umidi e si espande nelle brughiere cercando attenzione, per paura di rimanere sola. Ha bisogno di sentirsi integrata nel tutto. Cerca l’unione.
Penso al fiore rosso e rosa, che in inglese si chiama Impatients (il più ‘impaziente’ tra i fiori di Bach, la balsamina). Con il suo invadere veloce ed efficiente tutto corrode, brucia, senza concedersi il tempo di gustare la vita, fino a quando impara che solo nella sosta, nella pausa, può trovare la pace della compassione.
Ci sono stati viaggi che ho fatto da sola, una solitudine ricca e nutriente che mi ha fatto incontrare quella parte di me che si sostiene;
una stabilità addolcita dal bisogno di alterità, come se in compagnia di me stessa fosse più facile uscire e accogliere l’altro nella sua diversità.
A volte nella vita di coppia, di gruppo, di famiglia, di associazione, in un team … l’altro può essere visto come lo specchio della propria diversità, che può essere confusa, vissuta in distorsione, vestita di solitudine, come un abito che fa da armatura e crea una distanza.
Accolgo queste parti che si incontrano e si allontanano , a volte vicine nella stessa stanza, a volte distanti.
Nel mio sentire vivo la solitudine come un tempo da dedicare all’anima, all’ascolto interiore, all’amica e sorella che abita dentro di me.
Una solitudine forte e stabile addolcita dalla presenza dell’altro.
Una alterità rispettosa, come un arricchimento che entra in uno spazio di ascolto, che sostiene.
https://ilsentierodelsentire.blogspot.com/
